
Ma come è possibile mancare tre giorni da casa e ritrovare il giardino pieno di fiori? E il glicine ricoperto di grappoli profumati?
E’ arrivata la primavera. E io non c’ero.
On Air : Joy Spring – Clifford Brown (Jazz Immortal)
Se il radioblog funzionasse.

Il presagio è quell'ombra che si allunga sul prato,
indice di tramonti,
ad avvertire l'erba sbigottita
che su lei presto scenderà la notte.
(E. Dickinson)
Django
Mi manca non poter usare il radioblog. Perché adesso ci andrei a mettere di corsa Django suonata da Chet Baker. Perché è così che mi sento ora. Perché stasera è una di quelle sere che non trovo le parole. E neanche il sonno.

Raccolgo l’invito di Melpunk , quello di postare entrambi la lista dei 10 pezzi jazz preferiti: vi avverto che non sarà così.
Non c’è niente di assoluto nella mia vita, sono umorale persino nel colore dei capelli (che stranamente, per ora, sono del mio colore naturale), quindi faccio fatica a scegliere 10 pezzi e dire “ecco: questi sono in assoluto i miei preferiti”; se avessi scritto questo post in un altro momento, sarebbe sicuramente stato diverso. E poi, quello che penso delle classifiche, l’ho già detto in questo post ...
Quindi, vi prego di non dare importanza all’ordine in cui vi parlerò di 10 pezzi jazz che amo molto, e nemmeno tanta alle cose che dirò (perché musica è voce del verbo ascoltare e non dire). Piuttosto, ascoltateli sul radioblog, mescolateli e disponeteli in ordine sparso che è esattamente il tipo di ordine con cui li tengo dentro di me; o, magari, su una spirale, tipo quella dell’immagine sopra, che non si sa bene dove inizi e dove finisca: mi sembra la loro disposizione ideale.
Misty è uno di quei pezzi; anzi potrei fare questo post mettendoci 10 versioni di questo brano, a partire da quella di Errol Garner, o di Sarah Vaughan, o di Martha Burks con Chet Baker o del duo Stan Getz / Dave Brubeck. Invece no, mi fermo a un altro duo, quello di J. J. Johnson e Joe Pass; un trombone e una chitarra, una gran bella coppia, lasciata sola senza contrabbasso e senza batteria (al pianoforte non ci penso nemmeno)… non hanno bisogno di compagnia le coppie, no?
Adoro il pianoforte di Bill Evans e l’armonica di Toots Thielemans in Days of wine and roses, e non solo: Affinity è un album meraviglioso. Sarà che amo il vino e ricevere rose? Ok, sono una romantica, non posso farci nulla, quindi sulla spirale ci metto pure questo pezzo.
Toots Thielemans l’ho conosciuto con Paquito D’Rivera in Brussels in the rain: se c’è un ascolto che mi fa sognare è proprio questo. Se non ricordo male, credo che D’Rivera l’abbia scritto in omaggio alla città di Thielemans o qualcosa del genere… non sono brava a ricordare la storia di ogni brano che amo: sono molto più brava a chiudere gli occhi e lasciarmi andare all’ascolto.
Proseguo ad occhi chiusi su questa spirale, guidata dalla chitarra di Gary Moore in Parisienne Walkways. Non è esattamente jazz (scusami, Mel), ma non riesco a resistere a quel mi stirato per tutte quelle battute: sembra un urlo, un richiamo.
Il sax di Bird in The nearness of you è, come al solito, un velluto. Sarà che amo questo pezzo, sarà che il genio di C. Parker è la riprova che non è affatto vero che la troppa tecnica uccida l’arte: lui di note ne usa tante, ma proprio tante tante e ditemi che suona senz’anima... oppure ditemi cosa vi scatena dentro lo stare accanto a chi amate e ditemi che Bird non l’ha saputo raccontare…
E a proposito di Bird, vi dice niente The Quintet? Non sto parlando di un quintet qualunque, sto parlando di The Quintet e cioè di C. Parker, D. Gillespie, B. Powell, C. Mingus e M. Roach; sto parlando del concerto al Massey Hall di Toronto nel 1953, sala semivuota e registrazione artigianale di Mingus e Roach: e se quello era Il Quintetto questo è Il Concerto (esatto, quello in cui Bird si presentò senza sassofono e ne dovette suonare uno di plastica). Sulla spirale ci metterei tutto l’album, ma mi limito a All the things you are. Vi avverto, sono molte note… tantissime e sporche…
Ok, rallentiamo e innamoriamoci un’altra volta con Prelude to a kiss e dell’orchestra di D. Ellington (e del sax di Johnny Hodges), prima di inciampare in tre solo sessions:
Someone to watch over me
Les feuilles mortes
I surrender, dear
Nell'ordine: Brad Mehldau, perché è uno dei pochi pianisti ancora vivi, biologicamente e artisticamente; Petrucciani, che non ascoltavo da parecchio e che non vi dico come l’ho ritrovato; e Monk, perché io sono Nica.
Alicante
Lucida. Lucidissima. Quel tavolo rotondo, marrone scuro, dovrebbe avere una superficie splendidamente lucente, così come resta la riva del mare non appena l’onda si ritrae; se solo riuscissi ad entrare nell’ordine d’idee di fare il travaso d’immagini dal vecchio pc a questo, posterei una foto che ha proprio come soggetto una cosa che sembra uno specchio appoggiato sulla spiaggia e, invece, è proprio lei, la riva del mare, che è stata appena accarezzata da un’onda: una gran bella foto.
Giorno verrà, anche per entrare in quell’ordine d’idee; che non sono tanto le idee a spaventarmi, quanto piuttosto l’ordine o, peggio di peggio, entrarci dentro.
Ma non è la foto della riva del mare quella che cercavo. In realtà, cercavo su google un’immagine da postare assieme alla morbidissima poesia di Prévert
Alicante
Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore di mia vita.
Dopo aver passato in rassegna decine di arance e di tavoli, e di nature morte di ogni sorta, mi sono resa conto che cercavo un'immagine che non esiste se non nella mia mente, anche se chiarissima sin nei minimi dettagli, ma così chiara da sembrare reale; mentre vive dentro di me allo stato d’idea o di musica, come avrebbe detto la Nin.
Questa poesia mi ha ispirato una foto e la mia immaginazione ha già fatto click: adesso si tratta soltanto di riprodurla con la nikon e aggiungerla al mio portfolio, per quella mostra che non farò mai.
Un’immagine e una poesia, come anche la musica, per la loro natura evocativa, hanno in comune il fatto di lasciare le idee al loro stato d’idee, senza essere trasformate in pensieri passando attraverso il filtro logico del concetto ragionato. Tutto resta a livello di intuizione, senza racconto, senza inizio né fine: tutto è, irresistibilmente.
Aggiornerò il radio.blog tutte le volte che non troverò le parole per dirlo, o posterò qualche foto; le mie poesie no, perché mi vergogno anche mentre le leggo da sola.
Un blog è un diario. Ma con dignità.
Il cuore che ride
la tua vita è la tua vita.
non lasciare che le batoste la sbattano nella cantina dell'arrendevolezza.
stai in guardia.
ci sono delle uscite.
da qualche parte c'è luce.
forse non sarà una gran luce ma la vince sulle tenebre.
stai in guardia.
gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
non puoi sconfiggere la morte ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
e più impari a farlo di frequente, più luce ci sarà.
la tua vita è la tua vita.
sappilo finché ce l'hai.
tu sei meraviglioso, gli dei aspettano di compiacersi in te.
(C. Bukowski)