domenica, 28 maggio 2006

Rose

Va bene così!




on air: J. Coltrane, On a Misty Night
postato da: Pannonica alle ore 11:17 | link | commenti (13)
categorie: pause, occhi di altri
domenica, 21 maggio 2006

Gold

Tra vent' anni, non sarete delusi delle cose che avete fatto
ma da quelle che non avete fatto.
Allora levate l'ancora, abbandonate i porti sicuri,
catturate il vento nelle vostre vele.
Esplorate. Sognate. Scoprite.

(M. Twain)



on air: T. Monk, Tea for Two (Criss-Cross, Columbia)
postato da: Pannonica alle ore 11:31 | link | commenti (13)
categorie: portfolio, parole di altri
domenica, 14 maggio 2006

SempreMare

“La mia memoria non è amorevole ma ostile, e lavora non a riprodurre ma a eliminare il passato. Il 'raznocinec' non sa che farsene della memoria, gli basta raccontare i libri che ha letto e la sua biografia è bell'e pronta. Là dove per le generazioni fortunate parla l'epos in esametri e in cronaca, là per me c'è il segno dello iato, e tra me e il secolo c'è una frana, un fossato, pieno d'un tempo rumoreggiante…”
(Osip Mandel'stam, Il rumore del tempo)

“E anche avere ricordi non basta. Si deve poterli dimenticare, quando sono molti, e si deve avere la grande pazienza di aspettare che ritornino. Poiché i ricordi di per se stessi ancora non sono. Solo quando divengono in noi sangue, sguardo e gesto, senza nome e non più scindibili da noi, solo allora può darsi che in una rarissima ora sorga nel loro centro e ne esca la prima parola di un verso”.
(R.M. Rilke, I quaderni di Malte Laurids Brigge)

Ci si attenga alla vita che prosegue e di tanto in tanto ci si esamini per renderci conto se siamo vivi e, ripensandoci più tardi, per sapere se lo eravamo.
(Bruce Chatwin, Anatomia dell’irrequietezza)


Della paternità dell’ultima citazione dovrei chiedere conferma alla mia amica B e, prima o poi, lo farò.
Nel frattempo, continuerò ad esaminare questi paragrafi che ho raccolto sul passato, sui ricordi, sull’andare avanti… che non è che poi io la pensi tutti i giorni alla stessa maniera, ma credo che questo faccia parte della mia discontinuità, unica costante nella mia vita, accompagnata dal jazz come colonna sonora.
Ho poca memoria per i fatti e le persone, o forse li assorbo e li metabolizzo così a fondo che diventano una parte di me senza rimanere isolati in qualche stanza dei ricordi nella soffitta della rimembranza; diventano “sangue sguardo e gesto”, come dice Rilke, peccato che non “ne nasca la prima parola di un verso”: tutt’al più, può nascerne un post o, molto più spesso, l’impulso di andare ad ascoltare musica, quel pezzo, quella versione; di ritrovare quel mood, insomma.
Ho poca memoria, dicevo, ma il passato ce l’ho tutto addosso, anche se l’ho dimenticato. Il passato mi sta alle spalle, ma solo da un punto di vista cronologico. In realtà mi colora il presente, gli dà luce e ombra, come il diaframma della mia nikon: si apre e si chiude modificando l’immagine che voglio ritrarre, a seconda della luce che riesce a raggiungere la pellicola; certo, anche il tempo di esposizione alla luce è importante, quindi direi che il passato non è paragonabile solo al diaframma della mia nikon, ma anche al suo otturatore.
Tutto questo l’immagine che ho di fronte non lo sa. Lei è sempre lì, sempre uguale, e io la osservo, e la studio, e la inquadro, mentre il mio passato regola luce e tempo. E click… ecco, il mio presente.
Mi piace, non mi piace. Non ho una digitale, non posso scegliere se cancellarla o modificarla; la foto è quella, la pellicola è già stata impressionata e la foto non si può cambiare. E' il mio presente, che mi piaccia o no.
E va bene anche così, sia chiaro, della mia vita non cambierei nulla. Oppure tutto, a seconda. Nascere nel 1916 a New York è una cosa che ho sempre desiderato: se potessi cambiare qualcosa, inizierei da lì; che non è poco, se ci penso bene. Anzi è tutto, direi.

Riascolto Stella by Starlight. Quella versione, quel mood; stanotte la mia vita la guardo così.
Click.


on air: Stella by Starlight – M. Davis (giù, nel radioblog)
postato da: Pannonica alle ore 03:12 | link | commenti (10)
categorie: portfolio, parole di altri, pause, la musica ed io
mercoledì, 10 maggio 2006

Il profilo di Bethania

Caetano Veloso Caetano Veloso


Il profilo di Bethania è uno dei più bei profili di donna che sia mai esistito.
La sua fronte si protende in una convessità non comune, e l'uomo acuto percepisce subito che lì è custodito un cervello fuori dal comune.
Sotto la fronte, la cui pendenza si ferma sulla linea discendente delle sopracciglia, che è come una versione soave di una maschera della tragedia, si delinea il naso spaventoso: è il naso di un capo indiano del Nord America, è il naso di una strega, il naso di Cleopatra, e tuttavia è l'unico così. Gli altri nasi si ispirano ad esso.
Se questo naso punta orgogliosamente verso un concetto futuro di bellezza, come fosse l'avanguardia di una battaglia che l'uomo acuto intuisce si stia tramando dietro quella fronte, la bocca sembra smentire quel complotto.
Nell'affiorare, al contempo brusca e soave, annuncia il miele che distillerà e consumerà: in parole, in baci, in miele.
Sì, perché se gli occhi tradiscono il corpo nell'essere una rivelazione dello spirito inciso nella carne, la bocca tradisce il corpo nell'essere una rivelazione di se stesso. Insondabili sono i misteri dello spirito e gli occhi che vedono si inquietano davanti agli occhi che vedono.
Ma i misteri del corpo non sono meno insondabili e la bocca, questo rovesciamento del lato interno di un corpo vivo verso l'esterno, è un piccolo scandalo permanente.
La bocca di Maria Bethania, vista così di profilo, prima sembra negare e poi spiega e approfondisce l'informazione plastica stampata nella parte superiore della sua testa: traduce in dolcezza e amarezza ciò che è stato preannunciato in durezza e allegria. Ciò che il suo mento rifinisce in una curva fresca di felicità infantile.
Una sfinge, un Pierrot, un'astronave.
È soltanto il volto di una donna, di questa donna, piccola e minuta, che lascia uscire lo spirito dalla bocca e brucia la carne con la luce degli occhi. Che ci dà le spalle per parlare e poi si gira nuovamente verso di noi, indecifrabile.
Rodrigo, il nostro fratello più grande ha sempre considerato Bethania bellissima.
L' altro giorno ho incontrato nel Baixo una donna che conosco poco che mi ha chiesto: "Che cosa è successo a Bethania? Le prime volte che vi vedevo al Cervantes la trovavo orrenda, ora penso che sia una delle più belle donne del Brasile" . Io risposi "A Bethania non è successo niente, sei tu che sei cretina" .
Alla ragazza non è piaciuto essere chiamata cretina e ha detto : "Diciamo che io ero insensibile"; e ho detto: "Insensibile è peggio di cretina". Lei ha riso.



Fonte: Rivista Sagarana 

postato da: Pannonica alle ore 14:10 | link | commenti (7)
categorie: parole di altri
mercoledì, 03 maggio 2006

All of You

Sono terrorizzata: tra le news c’è scritto che la nuova versione di splinder sara' online questo week-end. Vuol dire che inizieranno ad accadere tutte quelle cose strane che accadono ogni volta che la redazione vara le sue novità. Questa volta mi aspetto di tutto, mica il solito spaginamento o la banale temporanea impossibilità di postare o commentare.
Nel caso questo blog dovesse scomparire (mia enorme tema), non pensate ad un momento di sclero della sottoscritta; semmai decidessi di chiuderlo, farei almeno un post di commiato e saluterei tutti.
Se questo blog scomparirà, saranno stati quelli della redazione che l’hanno vulcanizzato. Ricordatevelo.

Vi capita di cantare insieme al cd che va nello stereo, no? Quando siete solisolissimi e sicuri che nessuno possa sentirvi/vedervi? Eddai, non posso essere l’unica…
Cantare All of You insieme a Annie Ross, con la bocca piena di dentifricio e usando lo spazzolino come microfono. Ecco. L’ho fatto. Alle otto del mattino.
The east, west, north and the south of you… Ascoltate quell’aaaaaand e ditemi se non vi viene la pelle d’oca.
Se fossi un uomo potrei anche innamorarmi di una che dice I love all of you con quei vocalese.
Comunque, dopo un po’ il dentifricio brucia la lingua. Non ho potuto cantarla tutta.
E’ giù, nel radioblog. La versione di Annie Ross, dico. Quella di Pannonica allo spazzolino è raccapricciante, degna della migliore Corrida; e non è colpa del dentifricio.

Riepilogando: se questa vi sembra una confessione da ultimo post (e lo è), non è perché ho deciso di chiudere il blog, ma perché temo seriamente il varo di splider6.

Spero di rileggervi, All of You.
postato da: Pannonica alle ore 21:08 | link | commenti (11)
categorie: quisquilie, la musica ed io

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