Duets
Sconosciuto che assomiglia a Clark Kent - Mi scusi, sa dove posso trovare un fioraio da queste parti?
Io - Non lo so, mi spiace. Non sono di qui.
Sconosciuto - Io vorrei regalarle una rosa, e vorrei parlare con lei, e conoscerla, se fosse possibile.
Vorrei chiedergli “lei chi?” ma siccome siamo solo io e lo sconosciuto, il dubbio e la speranza di non essere la fortunata donna si dissolvono in un attimo.
Io - No, non è possibile. Mio marito non sarebbe d’accordo. Comunque grazie (sorrido e riprendo a camminare).
Sconosciuto - Arrivederci (sguardo mesto).
Io (a me stessa) - Quand’è che sei diventata così acida? Ma soprattutto, quand’è che ti sei sposata che non me lo ricordo affatto? Tu non hai un marito!
Me stessa – Ma che ne so? E’ la prima cosa che mi è venuta in mente per levarmelo di torno. E poi ho sorriso!
Io – No, hai ringhiato.
Me stessa – Sorridevo.
Io – Ringhiavi. E se era l’uomo della tua vita?
Me stessa – Ok, il prossimo sabato torno lì alla stessa ora con una rosa in mano e lo cerco.
Io – E poi?
Me stessa – E poi gli dico “tieni, questa è da parte di mio marito”!
Io e me stessa ridiamo insieme per un po’, sospendendo il duello appena intrapreso. Chiacchierando, arriviamo alla conclusione che:
a) poteva essere una candid camera;
b) poteva essere l’affamato nipote di Hannibal the Cannibal;
c) poteva essere superman travestito da Clark Kent stordito da cryptonite;
d) poteva essere il marito che non abbiamo mai avuto.
Intanto, arriviamo davanti alla porta del parrucchiere e facciamo una sosta: non possiamo entrare ridendo da sole, ci prenderebbe per matte.
Ci diamo un contegno e suoniamo per farci aprire. Io e me stessa salutiamo la signorina che ci apre la porta ed entriamo con la faccia serissima che affondiamo immediatamente dentro una rivista presa a caso dal tavolinetto nella sala d’aspetto.
Ogni tanto, sbirciamo da sotto gli occhiali da sole (che non ci siamo appositamente tolte) le facce delle nostre due vicine alle quali avremmo voglia di chieder se Clark Kent abbia abbordato pure loro oppure no. Parlottando fra di noi, io e me stessa stabiliamo che sarebbe inappropriato fare domande del genere e due signore sconosciute. Ahinoi, desistiamo.
Arriva il parrucchiere con la cartella dei colori per scegliere il colore dei “raggi di luce”:
Io – Buccia di castagna.
Me stessa – Biondo scuro.
Io – Buccia di castagna è più naturale.
Me stessa – Dopo tre sciampi diventi arancione!
Io – Sto’ biondo scuro è troppo finto!
Il parrucchiere intuisce il duello e decide lui: buccia di castagna. Così sia.
Quando la tortura è finita, ci guardiamo allo specchio e con gli occhi ci diciamo: adesso, nel migliore dei casi, ci chiederanno dove sta un fruttivendolo…
Già me l’immagino Clark Kent: io vorrei comprare dei pomodori per tirarglieli. A lei e al suo parrucchiere.