Tutta la verità (e qualche omissis)
E ora, ecco le regole del gioco:
• prendere il libro più vicino
• sfogliare sino a pagina 123
• contare le prime 5 frasi della pagina
• riportare nel blog le 3 frasi seguenti
• suggerire il gioco ad altri 3 blogger
Allora… cerco di essere onesta. In realtà, quello che ho in mano non è esattamente il libro che avevo più vicino; quello era Il piccolo libro del Sudoku, di Pete Sinden (Rizzoli). Va da sé che ho dovuto escluderlo, perché tre righe di soli numeri sarebbero state un post strano, un po’ troppo enigmistico, ecco.
Poi, continuando ad essere onesta, le catene virtuali io le ho sempre spezzate, perché mi causano delle reazioni allergiche, a volte delle orrende pustole.
Ultimo atto di onestà, il gioco mi è stato proposto da un’amica e mai e poi mai avrei potuto dirle di no. Quindi, per l’affetto che mi lega a Nadezhda, prendo un libro a caso tra quelli sparpagliati sul tavolino accanto al divano, in attesa di essere finiti… che detto così, sembra che stiano lì come dei condannati a morte in attesa dell’esecuzione. In un certo senso è così, perché sono vittime del mio zapping selvaggio tra le parole degli altri: non vi dico quanti ne ho ancora da finire, perché mi vergogno. Quindi, ometto. Li spolvero regolarmente.
Ho tra le mani Diario di una schizofrenica, di Marguerite A. Sechehaye (Giunti). E’ la storia vera di Renée, ammalata di schizofrenia, che tiene un diario sulla propria malattia attraverso le confidenze fatte alla sua analista (che è l’autrice del libro), raccontandola non solo dal punto di vista clinico e dei sintomi, ma anche da quello spirituale e dei sentimenti. Un libro davvero toccante.
Seguo le istruzioni del gioco a vado a pagina 123, dove trovo due vecchie fotografie che non ricordavo più dove avevo messo: una di mia madre, all’età di 4 anni circa, assieme ai genitori; indossano tutti il fez (vivevano in Africa, ai tempi del fascismo). Poi, un’altra fotografia che ritrae mia madre all’età di 16 anni (credo) assieme a mia nonna che era bellissima, sembrava Ava Gardner.
L’aver trovato le foto che cercavo da tempo alla pagina 123 di un libro dimenticato, preso a caso e per gioco è un’altra delle coincidenze che si somma a quelle già collezionate con Nadezhda. Non voglio fare commenti sull’argomento casualità/destino perché, per ora, sono troppo cinica e depressa, e non mi piaccio neanche un po’ quando sono così: men che mai potrei fare dissertazioni esistenziali, perché ne verrebbe fuori un pippone imperiale oppure il post più dissacrante e blasfemo da quando esistono i blog. Dipende. Quindi, mi limito a rilevarle e lascio che restino coincidenze, almeno per il momento; non senza un sorriso, però. E ometto.
Riporto le frasi richieste dal gioco. Per maggior chiarezza, la “Mamma” è la sua analista, unico riferimento di Renée in una fase della malattia in cui non esiste più alcun legame tra lei e il mondo esterno; un’abissale dissociazione accompagnata da un enorme desiderio di ritorno al grembo materno, di essere nuovamente “racchiusa” da una madre.
Quando Renée si rese conto che il suo bisogno era soddisfatto dalla Mamma e che per ottenerlo doveva dipendere da lei, fu costretta a fissare la sua attenzione sull’origine della sua soddisfazione ed un tenue legame fu stabilito così con l’esterno. A questo punto Renée era pronta per una ricostruzione dell’Io; naturalmente, però, nello stadio fetale a cui era regredita, non si poteva trattare di un Io autonomo.
Non c’è bisogno di arrivare allo stato di confusione, disgregazione e agitazione di Renée, né ai suoi impulsi autodistruttivi per provare il desiderio di ritorno alla madre. Basta molto meno. Anch’io tornerei volentieri nel grembo di mamma, anche se i miei ricordi di lei sono sempre più confusi. Aveva l’età che io ho adesso quando è morta, e vi assicuro che il bisogno di mamma a 40 anni è identico a quando se ne hanno quasi 12, soprattutto durante le feste, quando nei raduni familiari sono più i posti vuoti che quelli occupati. Nipote compreso.
Se pensate che questo Natale mi abbia depresso più del solito, avete indovinato.
Confido nella notte di S. Silvestro. La7 trasmetterà tutta la notte episodi di Star Trek. Una figata.
Non indico nessun blogger per la prosecuzione del gioco. Lascio l’iniziativa a chi ne avrà la voglia. Magari, come me, qualcuno di voi intraprenderà un volo pindarico tra i ricordi, le associazioni, le coincidenze, le dissociazioni e le parole.
Ah, per completezza, le tre righe di numeri del sudoku a pagina 123:
8 6 1 4 2
8 4 6
5 1
Blue Christmas

Questo è il post più natalizio che sono riuscita a fare.
Blue Christmas è il titolo dell'immagine che ho preso da questo sito. Merita un occhio, credetemi.
Auguri a tutti.


Gli uomini hanno un modo di nominare se stessi e le cose e noialtri che arricchisce la vita. Come i vigneti che han saputo piantare su questa collina.
Quando ho portato il tralcio a Eleusi, io non credevo che di brutti pendii sassosi avrebbero fatto un così dolce paese. Così è del grano, così dei giardini. Dappertutto dove spendono fatiche e parole nasce un ritmo, un senso, un riposo.
(Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò)
L'incostante
Gli occhi mi corsero
dietro una bruna che passava.
Era di madreperla nera,
era d'uva scura,
e mi sferzò il sangue
con la sua coda di fuoco.
Dietro tutte
vado.
Passò una chiara bionda
come una pianta d'oro
dondolando i suoi doni.
E la mia bocca andò
come in un'onda
scaricando sul suo seno
lampi di sangue.
Dietro tutte vado.
Ma a te, senza muovermi,
senza vederti, te distante,
vanno il mio sangue e i miei baci,
bruna e chiara mia,
alta e piccola mia,
ampia e sottile mia,
mia brutta, mia bellezza,
fatta di tutto l'oro
e di tutto l'argento,
fatta di tutto il frumento
e di tutta la terra,
fatta di tutta l'acqua
delle onde marine,
fatta per le mie braccia,
fatta per i miei baci,
fatta per l'anima mia.
(P. Neruda)
