Le parole ce le metto un'altra volta.
Una poesia è una città
Una poesia è una città piena di strade e tombini
piena di santi, eroi, mendicanti, pazzi,
piena di banalità e roba da bere,
piena di pioggia e di tuono e di periodi
di siccità, una poesia è una città in guerra,
una poesia è una città che chiede a una pendola perché,
una poesia è una città che brucia,
una poesia è una città sotto le cannonate
le sue sale da barbiere piene di cinici ubriaconi,
una poesia è una città dove Dio cavalca nudo
per le strade come Lady Godiva,
dove i cani latrano di notte, e fanno scappare
la bandiera; una poesia è una città di poeti,
per lo più similissimi tra loro
e invidiosi e pieni di rancore...
Una poesia è questa città adesso,
cinquanta miglia dal nulla,
le 9:09 del mattino,
il gusto di liquore e delle sigarette,
né poliziotti né innamorati che passeggiano per le strade,
questa poesia, questa città, che serra le sue porte,
barricata, quasi vuota,
luttuosa senza lacrime, invecchiata senza pietà,
i monti di roccia dura,
l'oceano come una fiamma di lavanda,
una luna priva di grandezza,
una musichetta da finestre rotte...
Una poesia è una città, una poesia è una nazione,
una poesia è il mondo...
E ora metto questo sotto vetro
perché lo veda il pazzo direttore,
e la notte è altrove
e signore grigiastre stanno in fila,
un cane segue l'altro fino all'estuario,
le trombe annunciano la forca
mentre piccoli uomini vaneggiano di cose
che non possono fare.
(C. Bukowski)
Spettabile Editore Einaudi,
accetto le condizioni che mi fate per l’edizione del mio racconto Paesi tuoi. Gradirei che simbolicamente mi fosse versato in anticipo n. 1 pipa, onde fumarmela e preparare in serenità altri e più seducenti racconti.
Dev.mo
Cesare Pavese
Risposta di Pavese alla lettera-contratto dell’editore Einaudi (Torino), 2 maggio 1941
Saluti dal mio terrazzo. All'alba.
Lo so, vi starete chiedendo: ma questa non esce mai per fare foto?
Forse dovrei rinominare la categoria portfolio; dovrei chiamarla dal terrazzo.
Posterò qualcos'altro, prima o poi. Giuro. Cercherò foto più on the road (ce l'ho, devo solo indovinare dove le ho messe).
Intanto, vi regalo questa.
Ma che domande sono??
Lui: Nica, come stai? E’ un sacco che non ci si vede.
Io: Mi sento come prigioniera su un treno in corsa. E ho la sensazione che, se anche riuscissi a buttarmi giù da un finestrino, sarebbe di notte, in una campagna sperduta, dove mi ritroverei sola, a piedi e senza bagagli.
Continuo a perdere tempo e libertà facendo una vita che non mi piace affatto e che non ho il coraggio di cambiare.
Per il resto tutto bene. E tu?
Lui: ....
Non credo che mi farà ancora altre domande del genere. Ma mi inviterà ancora a cena?