venerdì, 30 ottobre 2009

The Voyager Golden Record, 1977

Voyager Golden Record


“Siamo esseri intelligenti esperti in matematica e capaci di organizzare nel tempo sequenze coerenti di suoni al fine di produrre una composizione denominata musica, una forma d’arte che per verità, eccellenza, originalità ed altre qualità indefinibili produce, nella mente e nei sensi di chi la ascolta, un piacere trascendentale chiamato bellezza”.

Siamo anche molto altro ma, questo, glielo abbiamo taciuto (agli alieni).
Ci piace mostrare sempre e soltanto il nostro lato migliore, n'est-ce pas?
giovedì, 02 luglio 2009

Lontano
L'utopia è come l'orizzonte: cammino due passi e si allontana di due passi; cammino dieci passi e si allontana di dieci passi.
E allora a cosa serve l'utopia?
A continuare a camminare.


(E. Galeano)
postato da: Pannonica alle ore 14:41 | link | commenti (6)
categorie: parole di altri, occhi di altri
lunedì, 30 marzo 2009

Volo


Quando vedi che ti guardo
tu fai finta di volare.

(Piero Ciampi, Bambino mio)
postato da: Pannonica alle ore 17:31 | link | commenti (6)
categorie: parole di altri, occhi di altri
venerdì, 05 dicembre 2008

Felicità contagiosa

ROMA - La felicità è contagiosa: si trasmette, infatti, da una persona all'altra, anche se l"untore'' felice non conosce direttamente gli individui destinatari della sua gioia. E l'effetto 'contagio' dura fino a un anno.

Lo dimostra uno studio diretto da Nicholas Christakis della Harvard Medical School e dell'Università della California a San Diego: la ricerca mostra, infatti, che quando un individuo è felice contagia gli amici e gli amici degli amici, disperdendo la sua gioia su tre gradi di connessioni nella rete sociale.

Pubblicato sul British Medical Journal, lo studio è stato condotto sul campione della precedente indagine 'Framingham Heart Study' sulla salute degli americani: 5124 adulti di 21-70 anni reclutati e seguiti tra 1971 e 2003.

Gli autori dello studio hanno trovato 53.228 connessioni sociali tra i 5124 partecipanti, e si sono quindi concentrati su 4739 persone seguite dal 1983 al 2003. Ad essere fondamentale in questo meccanismo di trasmissione della felicità, hanno ossrvato i ricercatori, è la distanza tra i soggetti.

Se due amici vivono infatti a mezzo miglio di distanza (800 metri circa) e uno dei due vive un periodo felice, l'altro ha il 42% in più delle chance di essere felice a sua volta.

Le chance calano all'aumentare della distanza: due miglia (3,2 km circa) equivale a una probabilità di essere contagiato dalla felicità dell'amico del 22% in più. Fortunatamente, però, la tristezza non riesce a diffondersi così a macchia d'olio, sostengono gli autori del lavoro.

Fonte: ANSA


Io non devo preoccuparmi. Sono vaccinata.
postato da: Pannonica alle ore 11:57 | link | commenti (3)
categorie: parole di altri
venerdì, 15 febbraio 2008

L'infinito istante

<<Io non sono un fotografo. Non voglio semplicemente dire che non sono un fotografo professionista o serio: intendo proprio dire che nemmeno posseggo una macchina fotografica. Le sole volte che scatto delle fotografie è quando i turisti mi chiedono di fargliene una, con la loro fotocamera (queste rare opere sono adesso disperse in giro per il mondo in collezioni private, soprattutto in Giappone). Questo è sicuramente un handicap ma significa che mi sono avvicinato a questo mezzo con una certa purezza. Ho anche la sensazione che il non fare fotografie sia come una condizione per scrivere di esse, come il non suonare alcuno strumento musicale è stato per me un requisito indispensabile per scrivere di jazz nei tardi anni Ottanta […]
Dorothea Lange ha detto che “la macchina fotografica è uno strumento che insegna alle persone come vedere senza la macchina”. Posso non essere un fotografo ma ora vedo il genere di fotografie che avrei potuto fare se lo fossi stato”>>.

Geoff Dyer, L’infinito istante

Dorothea Lange

"Mi ricordo bene lo stare alla finestra e guardare solo lo scorrere della vita".
Dorothea Lange

postato da: Pannonica alle ore 21:52 | link | commenti (20)
categorie: parole di altri, pause, occhi di altri
mercoledì, 12 dicembre 2007

Il granchio violinista

Tanto tempo fa, esisteva un piccolo villaggio sperduto. In questo villaggio, oltre alla bella Rosetta, c'era anche il violinista. Uca, perché così si chiamava, non si separava mai dal suo violino. A Uca piaceva mostrarlo, ma soprattutto suonarlo: il punto era che non lo sapeva suonare!! Così, tutte le volte che provava a suonare una di quelle che lui definiva "dolci e adorabili melodie", tutti scappavano nelle loro case a barricarsi con le orecchie tappate; talvolta riceveva una secchiata d'acqua, con tutto il secchio. Già da parecchio tempo Uca si era innamorato della bella, bellissima Rosetta. Amava corteggiarla suonandole "dolci e adorabili melodie", facendola scappare a destra e a manca. Un giorno, durante una delle fughe dalla musica di Uca, la disperatissima fanciulla chiese aiuto a Giove, che tentò di sbarrare la strada al violinista scagliandogli dei fulmini, ma inutilmente: la fuga continuò fino alla spiaggia, dove Giove stufo di tirare fulmini, scagliò su Uca una potente maledizione, anche perché la terribile musica arrivava fino all' Olimpo, facendo diventare isterica Giunone, che tirava di tutto sulla testa di Giove. Improvvisamente, mentre correva, il corpo di Uca si indurì, il violino ancora stretto in mano. Le gambe diventarono zampe, e dal corpo, ormai duro, piccolo e tondo, ne spuntarono altre otto, filiformi. Uca correva, sempre più impacciato. Il violino era fuso con le mani, ormai divenute chele e il granchio continuava a correre dietro a Rosetta. Fu così che nacquero i granchi violinisti: la loro chela sinistra è più grande e ha la forma di un violino. Strusciando la chela destra contro la sinistra, il granchio Violinista produce una specie di gracidio, detto Uca, sgradevole, proprio come il violino di Uca.

Racconto di Livia P., classe I H


il granchio violinista














Il Granchio violinista esiste davvero. E’ un romantico, si accoppia solo nelle notti di luna piena.
postato da: Pannonica alle ore 21:17 | link | commenti (7)
categorie: parole di altri, sui generis
domenica, 02 dicembre 2007

Sguardi

Occhi

Molti anni sono dovuti passare perché il sentimento e la riflessione mi portassero a questa semplice conclusione che gli scopi e i mezzi dell’arte e quelli della natura sono organicamente e logicamente diversi, ma ugualmente grandi e forti. Questa conclusione così chiara e naturale che guida ora la mia opera, mi liberò dell’inutile preoccupazione di una meta che vanamente mi imponevo senza poter raggiungere. Eliminò questo tormento e aumentò la mia gioia dell’Arte e della Natura, sino alle sfere della completa serenità. Da allora posso godere in tutta pienezza di questi due elementi vitali; a questo godimento si aggiunge un senso commosso di riconoscenza.
Questa conclusione, pur liberandomi, mi schiudeva però nuovi orizzonti. Tutto ciò che era inerte fremeva, tutto quello che era morto riviveva. Non soltanto le stelle, la luna, le foreste, i fiori tanto cantati dai poeti, ma anche il mozzicone nel portacenere, il bottone di madreperla che vi fissa dal ruscello, bianco e paziente, il filo di corteccia che la formica stringe con tutte le sue forze e trascina fra l’erba alta, verso mete indeterminate e importanti; un foglietto di calendario che una mano cosciente strappa con violenza dalla calda comunità degli altri fogli.
Tutto mi mostra il suo volto, il suo essere profondo, la sua anima segreta che tace più spesso che non parli. Fu così che ogni punto, ogni linea immota o animata diventavano vive per me e mi offrivano la loro anima.

(Vasilij Kandinskij, Sguardi sul passato)


(on air: Bill Evans, What kind of fool am I?)
postato da: Pannonica alle ore 16:38 | link | commenti (12)
categorie: portfolio, parole di altri, pause
domenica, 14 ottobre 2007

Scritto sul corpo

Jacqueline era un cappotto. Attutiva i miei sensi. Con lei avevo dimenticato cosa fosse il sentimento e mi crogiolavo in una sorta di appagamento. L'appagamento sarebbe un sentimento? Siete sicuri che non sia l'assenza di un sentimento?[...]
L'appagamento è la versione in positivo della rassegnazione. Ha le sue attrattive ma non è giusto portare il cappotto, le babbucce con il pelo e i guanti pesanti quando quello che il corpo vuole davvero è starsene nudo.

(Jeanette Winterson, Scritto sul corpo)
postato da: Pannonica alle ore 12:51 | link | commenti (13)
categorie: parole di altri
martedì, 25 settembre 2007

Lettera a Milly

Certo signorina non potrà non stupirla, per non dir peggio, questa lettera di una persona che lei non conosce affatto.
Vorrei poter farmi perdonare scrivendole che se lei non conosce me io conosco lei, ma non sarebbe sfacciata la pretesa? Pure...
Io la conosco, signorina, la conosco, ripeto, ma così, di sfuggita, l’ho seguita, l’ho osservata a lungo, talvolta, ma senza mai osare avvicinarla. Conosco le sue linee esteriori, qualche istante della sua vita e soprattutto quel po’ di anima che da un viso si può rivelare a un osservatore attento.
Ma è poco, signorina, al confronto dell’immensità di ciò che vorrei conoscere in lei.
Io non sono che un comunissimo studente di 19 anni e lei è lontana, tanto lontana.

Cesare Pavese, Lettera a Milly – marzo 1927


Prima mi sono sentita scema, poi ho sorriso rassicurata; tutto perché questa lettera mi ha commossa.
postato da: Pannonica alle ore 18:22 | link | commenti (14)
categorie: parole di altri
sabato, 18 agosto 2007

Una meditazione sulla bellezza

La rosa è senza perché, fiorisce perché fiorisce; senza cura di sé, né desiderio di essere guardata.

(F. Cheng, Cinque meditazioni sulla bellezza)
postato da: Pannonica alle ore 18:34 | link | commenti (6)
categorie: parole di altri, pause

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